La Favola della Buonanotte di Babbo Natale
Inquadrando questo QR code avete la possibilità di leggere la favola della Buonanotte che Babbo Natale in persona legge ai suoi piccoli amici elfi. È un piccolo rito che si ripete notte dopo notte, da ormai millenni, e, per la prima volta, questa storia sarà condivisa con i Bambini buoni del mondo.
Nelle profondità inesplorate del Polo Nord, quando la notte scende buia; quando il vento smette di soffiare forte, e comincia a cantarepiano fuori le finestre; quando le ultime scintille del fuoco tremolano nel camino, e poi si spengono; quando la grande fabbrica si addormenta sapendo di doversi presto risvegliare.
Tutto, al Polo, è stranamente silenzioso.
Ogni macchinario tace, le luci delle officine si spengono, una dopo l’altra, e un delicato profumo di legno, vischio, candida neve, e zucchero filato, avvolge l’aria.
Solo allora per gli elfi la giornata può dirsi conclusa.
Ogni elfo, quindi, dopo un caldo bagnetto, indossa il proprio pigiamino, beve una calda tazza di latte, lava i dentini e si infila adagio adagio nel suo lettino.
Una volta a letto, indossano un caldo cappello di lana, cucito in persona da Mamma Natale, con tanto amore, un cappello morbido morbido, come quello che avete visto appeso al letto di Babbo Natale.
È questo il momento più atteso della serata: la Favola della Buonanotte.
Ogni elfo è nel suo caldo lettino, Babbo Natale entra in punta di piedi nella loro camera. Siede sulla sua grande poltrona, apre un libro molto antico con i bordi consumati e le pagine ingiallite dal tempo, e inizia a leggere con la sua voce profonda e dolce.
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C’era una volta, nel cielo gelido dell’inverno, il “Fiocco che non sapeva brillare” un piccolo fiocco di neve di nome Lumi.
Tutti i fiocchi, suoi fratelli, cadevano leggiadri danzando e scintillando come piccole stelle, ma Lumi era convinto di non brillare abbastanza.
“Non sarò mai speciale,” sospirava, mentre osservava i suoi fratellini luccicare nella loro lieve e lenta caduta.
Un giorno, mentre tutti volteggiavano verso la Terra in una danza maestosa, Lumi si separò dal gruppo e atterrò nel mezzo della Foresta di Ghiaccio, una foresta gelida e impenetrabile alle porte del Polo Nord.
Lì incontrò una piccola renna immersa nelle sue lacrime, era triste ed impaurita: dopo una passeggiata aveva perso la strada per tornare alla stalla di Babbo Natale.
Lumi, timido, ma coraggioso, decise di consolarla un po’ e, ascoltata la sua storia, decise di aiutarla a ritrovare la strada.
“Non so brillare molto, ma posso provare a guidarti,” disse.
Così si posò sulla punta del suo naso e cominciò a muoversi, e… piano piano… piano piano… più tentava di aiutare, più il suo cuore si scaldava. E più si scaldava, più brillava.
A un tratto — tin! — Lumi cominciò a risplendere come mai avrebbe immaginato.
Dunque, la foresta si illuminò di bianco grazie a lui, gli animali si svegliarono curiosi, e la piccola renna trovò finalmente la strada diritorno alla stalla di Babbo Natale, dove tutte le sue colleghe la aspettavano.
Quando arrivò, tutti applaudirono.
La renna raccontò la sua avventura a lieto fine, e Babbo Natale, che la ascoltava nascosto dietro le balle di fieno, sorrise con gli occhi lucidi e si manifestò alle sue amiche renne:
“Lumi questa notte ha brillato, non per essere il più bello, ma perché ha scelto di essere buono e aiutare il suo prossimo. Lumi è per noi un esempio di altruismo e bontà. Grazie Lumi, per aver aiutato la nostra piccola amica a tornare a casa.”
Da quel giorno, ogni volta che un elfo desidera ritrovare il coraggio o la gentilezza, alza lo sguardo alla finestra: da qualche parte fra i fiocchi che scendono, Lumi brilla ancora.
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Letta l’ultima parola, Babbo Natale, visibilmente emozionato per quel dolce ricordo che ogni sera di rinnova, chiude piano piano il libro e lo ripone al suo posto sullo scaffale di legno.
Nella stanza c’è un morbido e inusuale silenzio: qualche elfo sonnecchia già con un sorriso ben inciso sul suo viso, uno sbadiglia cercando di non fare rumore, un altro ancora emette un buffo fischietto nel sonno.
Babbo Natale li osserva e sorride.
Sistema i cappellini che scivolano sugli occhi, rimbocca bene le calde coperte e, addolcendo il suo vocione, dice:
“Buonanotte e Sogni d’oro, piccoli miei. E ricordate… siate Buoni.”
Poi spegne tutte le luci.
La porta si chiude piano.
E da qualche parte, fuori dalla finestra, nella gelida e candida neve, un piccolo fiocco brilla più degli altri.

